Si deus est, unde malum?

“Se Dio esiste, da dove viene il Male?”. E chi non si è posto questa domanda almeno una volta nella vita? Quando non si riesce a trovare una risposta a tale drammatico quesito, o ci si allontana dalla fede oppure si finisce con l’accettare la realtà per quella che è, confidando nel fatto di poter avere la risposta un giorno, magari dopo la morte.

Io ho abbandonato la fede da qualche anno, non tanto per convinzione quanto perché mi sono reso conto di essere incapace (così come la quasi totalità di coloro che si professano “cristiani”) di seguire davvero la filosofia del Cristianesimo, che nonostante tutto ritengo essere una delle più belle della storia del pensiero (al di là dell’aspetto religioso), sebbene (a mio avviso) abbia ereditato molto da altre filosofie orientali come quella buddhista, perché non bisogna mai dimenticare che il Cristianesimo è una filosofia di origine orientale. Tuttavia, nonostante il mio abbandono della fede, non posso dimenticare il fascino che suscitavano certe questioni come quella in esame e, soprattutto, la strenua lotta combattuta per tentare di darvi una risposta. Quello che segue non è un panegirico del Cristianesimo, ma solo un ritorno a delle vecchie considerazioni che, per quanto apparentemente astratte, rimangono senza dubbio affascinanti.

Sant’Agostino, per tornare al discorso originale, non apparteneva alla categoria di persone di cui sopra che accettano di non darsi risposte: egli non poteva sopportare l’idea di una convivenza tra Dio e il Male; insomma, o esiste l’uno o esiste l’altro, la coesistenza è impossibile. E’ davvero sensazionale notare che la soluzione al problema che ha fornito il santo 1600 anni fa circa trovi oggi una sorta di giustificazione scientifica o pseudo-tale.

Procediamo con ordine.

Il Manicheismo, filosofia che il santo abbracciava prima di convertirsi al Cristianesimo, prevede essenzialmente l’esistenza di due princìpi, il Bene e il Male, in perenne lotta tra di loro: a volte prevale l’uno, a volte l’altro. Convertitosi al Cristianesimo, Sant’Agostino doveva risolvere in qualche modo il problema della coesistenza di Bene e Male.
Se Dio fosse assolutamente buono, non si spiegherebbe l’esistenza del Male; d’altro canto, se Dio fosse assolutamente cattivo, non si spiegherebbe l’esistenza del Bene. Si potrebbe a questo punto risolvere la questione in due modi: o negare semplicemente l’esistenza di Dio e attribuire alla semplice casualità tanto il Bene quanto il Male, oppure negare l’esistenza di uno dei due per dimostrare che Dio sia assolutamente buono o cattivo. Il tentativo si Sant’Agostino è quello di dimostrare la non sostanzialità del male.

Come è possibile pervenire ad una tesi del genere? Essenzialmente, se vogliamo credere che Dio esista e che sia immensamente buono, dobbiamo anche credere che tutte le cose da lui create siano buone. Da questo si desume che l’Essere (l’esistenza) coincide con il Bene, cioè Essere = Bene. Ora, se l’Essere coincide con il Bene, risulta conseguenza logica diretta identificare il Male con il Non Essere; ma il Non Essere, per definizione, non è, quindi il Male non avrebbe in tal senso sostanzialità. Rimane tuttavia innegabile che nel mondo il presunto “male” sia osservabile ad ogni angolo di strada, e allora come si risolve questo apparente paradosso? Come può il male non esistere se possiamo percepirlo praticamente ogni giorno e in ogni luogo? Il problema è il Divenire. Il divenire sostanzialmente è il processo di passaggio dall’Essere al Non Essere (un bambino nasce, quindi è, e fin dal primo momento della sua vita comincia a cambiare e a “divenire”, andando irrimediabilmente contro la morte (il Non Essere) giorno dopo giorno). Insomma quello che noi identifichiamo come male è proprio il Divenire, cioè di fatto una privazione di Essere. Ma se il Male è una privazione di Essere, allora possiamo concludere che esso non abbia una propria sostanzialità metafisica, ma che esista fintantoché esiste l’Essere (ossia il Bene). Ponendosi come privazione di Essere, il Male non può che non avere sostanzialità. Esso è di fatto soltanto una tendenza. E’ come se fosse un parassita che si nutre del Bene.

A mio avviso, Sant’Agostino aveva intuito con straordinario anticipo una legge che oggi si attribuisce solo (in maniera secondo me riduttiva) ai corpi.

E’ scientificamente noto e certo che un qualsiasi corpo tende naturalmente al disordine. Qualunque corpo fisico, col tempo, tende a distruggersi, vittima del “divenire”. Spesso bisogna fare qualcosa per conservarlo: il più sano e robusto degli uomini deperirebbe nel giro di qualche giorno se non mangiasse e non bevesse. Il nutrimento (ma anche il riposo, le cure mediche ecc…) non è altro che la maniera con cui gli uomini preservano il loro fisico dal naturale deperimento. Nessun corpo può sfuggire a questa legge: anche una pietra, per quanto il processo possa richiedere secoli o millenni, prima o poi finisce con il dissolversi. In realtà sappiamo bene che la materia non si distrugge ma si trasforma: in ogni caso, quello che è certo è che dopo tanti anni quella pietra non sarà più una pietra, ma si sarà trasformata in un cumulo di terriccio e polvere.

Insomma tutti i corpi sono soggetti inevitabilmente al divenire. E le anime allora? Ponendo come assioma l’esistenza di un’anima (tradizionalmente intesa come soffio vitale, principio morale della vita ecc…), può essere interessante ipotizzare che essa sia soggetta alle stesse leggi del corpo che essa abita. Certamente tale affermazione andrebbe dimostrata, ma ciò per il momento è di scarso interesse. D’altra parte, se “il corpo è il carcere dell’anima”, potrebbe essere sensato ritenere che l’anima debba sottostare alle stesse regole del carcere in cui è costretta a stare. E la morte? Qualcuno dirà che allora, dato che i corpi muoiono, anche l’anima debba perire se essa è soggetta alle stesse leggi del corpo. In realtà questa obiezione dipende da un’erronea concezione che si ha della morte: essa non è attribuibile al corpo, non è la morte del corpo, la morte è il momento di separazione tra l’anima e il corpo. Insomma non esiste la morte del corpo o dell’anima, esiste la morte come istante in cui le due componenti dell’unità psicofisica (che poi è l’uomo) si separano, e nel momento in cui l’anima esce dal suo corpo non è più soggetta alle sue leggi, quindi mentre il corpo deperisce non è detto che l’anima debba fare altrettanto.

Affermato questo, se vogliamo credere che l’anima sia soggetta alle stesse regole del corpo, allora dobbiamo ritenere anche che essa sia naturalmente tesa alla corruzione! Così come i corpi, per natura, tendono al disordine fisico, allo stesso modo l’anima, per natura, tende al disordine morale. Il Male (e qui ritorna Sant’Agostino), è dunque una tendenza, il Male è il tendere dell’anima alla corruzione. Ma così come l’uomo si oppone alla tendenza del suo corpo al disordine fisico, allo stesso modo deve opporsi alla tendenza della sua anima al disordine morale, secondo la solita simmetria che si sta tentando di evidenziare. Il corpo va preservato dal deterioramento avendone cura, nutrendosi, curandosi e riposandosi; l’anima va preservata invece seguendo altre regole. Ora, quali siano tali regole potrebbe essere oggetto di un altro articolo perché si introduce un discorso forse ancora più vasto; di certo, forse leggi come “porgi l’altra guancia” sembrano essere quasi scientificamente giustificate a questo punto… sta di fatto che, in questo modo, sembrano essersi affermati dei principi:

  • la non sostanzialità del male;
  • l’identificazione del male con un processo di naturale tendenza alla corruzione morale;
  • la necessità di opporsi a tale processo, così come ci si oppone alla disintegrazione del corpo.

Rimarrebbero aperti altri quesiti (a parte quello visto poco prima), come ad esempio: ammesso anche che Dio non abbia creato il Male come principio a sé stante, perché ha creato questa naturale tendenza alla corruzione, sia nei corpi che nelle anime? A questa domanda si potrebbe rispondere facilmente provando a immaginare cosa sarebbe il mondo senza questa tendenza, si potrebbe citare Eraclito volendo. Ma anche questo sarà forse oggetto di un altro articolo.

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~ di thaumazein su 20/01/2011.

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