17 marzo 2011: lutto nazionale

Negli ultimi tempi, e in particolare negli ultimissimi giorni in occasione dei festeggiamenti per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, siamo stati investiti (spesso compaciuti) dalla più pomposa e ributtante retorica filo-risorgimentale che, senza risparmiare bizantinismo e orpello oratorio alcuno, ci ha presentato l’Unità del nostro Paese, ancora una volta, come un evento storico eroico, quasi leggendario, intriso di ideali romantici e valori liberali, avvenuto per volontà delle genti che non erano semplicemente marionette nelle mani di astuti politici, ma consapevoli vettori di rinnovamenti sociali e culturali, parte attiva degli eventi politici e militari che hanno caratterizzato tale processo storico.

Questa elevata apologia del falso è stata portata avanti non solo dal presidente Napolitano e dalle altre cariche istituzionali, ma anche da personaggi della cultura e dello spettacolo. Il caso più eclatante è stato senz’altro quello di Benigni a Sanremo: l’attore è riuscito a tenere desta l’attenzione di milioni di telespettatori per ben 45 minuti tessendo le lodi dell’inno nazionale italiano e del processo storico del Risorgimento servendosi di tutta la sua tipica esuberanza. Sicuramente a Benigni vanno riconosciuti meriti artistici elevatissimi: probabilmente nessun altro attore in Italia e nel mondo sarebbe riuscito a trattenere allo schermo televisivo così tanti Italiani per ben 45 minuti parlando di argomenti un po’ più elevati ed impegnati del calcio, dei gossip e dei delitti di Avetrana e Brembate. Ciò nonostante, non si può non provare disprezzo (o quantomeno disappunto) per questa ennesima apoteosi dell’orrore, ennesimo panegirico patriottardo in cui tutti i criminali e gli scaltri manovratori protagonisti del Risorgimento vengono elevati a eroi, patrioti e difensori dei più nobili ideali di democrazia, libertà e giustizia sociale: si tratta di un vero e proprio crimine intellettuale perpetrato a danno di miliorni di persone, che probabilmente rimarranno convinte per sempre di ciò che si è inteso far credere loro, e inutilmente tenteranno di spiegarsi come sia possibile che il nostro Paese, figlio (a quanto pare) di uomini di così elevata drittura morale, sia ridotto oggi nelle condizioni eufemisticamente definibili pietose in cui versa (sostanzialmente sotto ogni aspetto).

Si è già parlato in passato, in questo blog, del tragico processo storico dell’Unità d’Italia, sebbene non in maniera sistematica e particolarmente approfondita. Ciò che intendo aggiungere in questo articolo è il riferimento ad un interessante libro revisionista sul Risorgimento italiano, pubblicato pochi mesi fa: trattasi del saggio

1861 La storia del Risorgimento che non c’è sui libri di storia
di Giovanni Fasanella e Antonella Grippo

Link al libro su Amazon

si tratta di un’opera a mio avviso ben realizzata in cui vengono riportati fatti, eventi e personaggi (con abbondanti riferimenti a fonti e documenti) spesso poco o per nulla riportati nei libri di storia “ufficiali”, quelli scritti per la scuola o che si pubblicizzano apertamente in TV.

Gli autori non sono storici professionisti, pur essendo appassionati studiosi di questi eventi storici: ciò sortisce l’effetto benefico di non appesantire eccessivamente l’opera con un impianto troppo formalmente strutturato (a tratti sembra quasi di leggere un romanzo, spesso terribilmente e incredibilmente attuale nonostante si tratti di eventi di 150 anni fa e anche più), senza tuttavia sminuire la credibilità degli autori e l’attendibilità dei fatti riportati, essendo forniti abbondanti riferimenti a opere e fonti storiche sia moderne che risalenti all’epoca dei fatti.

Il supporto occulto della massoneria all’impresa dei Mille, gli aiuti segreti delle potenze straniere (in particolare dell’Inghilterra che dall’Unità d’Italia aveva tutto da guadagnare), il ricorso alla manovalanza criminale di mafia e camorra per la riuscita dell’impresa e per il mantenimento dello status quo raggiunto, gli intrighi politici, la corruzione degli ufficiali borbonici, il sacrificio degli ideali “romantici” a favore della ben più prosaica “ragion pratica”, il machiavellismo di Cavour, la peccaminosità lussuriosa di Vittorio Emanuele II (antenato di tutti i “consumatori finali”) e della “nobile” Contessa di Castiglione (antenata, invece, di tutte le “escort”, inviata alla corte Napoleone III per perorare il suo intervento a favore dei Savoia contro gli Austriaci nel lombardo-veneto), i brogli elettorali dei plebisciti con cui la gente “decideva” se consentire o meno l’annessione al regno d’Italia, le stragi e le uccisioni di comodo, gli scandali giudiziari e tanto altro ancora costituiscono l’anima del libro. E il fatto sconcertante è che tutto ciò è ampiamente documentato, spesso da dichiarazioni degli stessi protagonisti. Se non si sente parlare di tutto ciò non è perché si tratti di falsità, ma perché la storia (come si sa) la scrivono i vincitori, e al governo post-unitario ovviamente non faceva piacere che si venisse a sapere tutto ciò.

L’aspetto ancora più sconvolgente è che spesso, leggendo il libro, si ha quasi la sensazione di leggere non di eventi storici ormai dei secoli passati, ma delle più recenti cronache politiche e giudiziarie. È impressionante constatare come la disgustosa e disastrosa situazione politica, sociale, culturale ed economica in cui versa il nostro amato Paese oggi sia frutto del DNA della nazione stessa, forgiata illo tempore proprio con questi principi e con questi valori, nonostante siano tanto osannati i personaggi e gli eventi che hanno caratterizzato il processo unitario.

Mai come in questo caso conoscere il passato è utile per comprendere il presente e per tentare di prevedere quali saranno le evoluzioni (anzi, devoluzioni) future. Peccato solo che le propagande filo-risorgimentali non consentano la divulgazione di queste verità storiche, la cui presa di coscienza sarebbe, a lungo termine, l’unico rimedio al torpore e al ristagno in cui si è impantanato il nostro Paese.

Che cos’è la verità in Italia? È un’idea? Una corrente di partito? Un’opinione? Una corrente elettrica? Una corrente d’aria?
(C. Guzzanti nei panni del “cavaliere della Uallera d’oro”)

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~ di thaumazein su 20/03/2011.

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